Troppo
pieno. Anche un po’ di senso di vuoto, ma adesso c’è da dire “troppo pieno”. Too much
Sto cercando di capire. Lo chiamo "informarmi", ma non è corretto, non mi sento informato, non so nemmeno cosa mi succede, dopo. La lettura è faticosa.
dovrei leggere su Truth, dovrei leggere da 8 o 9 giornali online, i libri di Storia, il manuale di Maldwin A. Jones... Tra don Winslow e i miei pensieri scelgo i miei pensieri e mi metto addosso la coperta bianca mentre scrivo.
(simulazione di cosa ho scritto prima di questo post)
Ah. Oggi ho preso freddo. Il corpo lo ha registrato.
A casa si sta bene, ma una coperta bianca col cane disegnato non peggiorerà la situazione.
Anzi. Tutte quelle donne, la musica, le luci, la tensione.
Gatsby atto unico, a Teatro, che bravo Manuppelli. Fenicotteri. Esotismo. Epicuro.
TROPPO. per il me di adesso, pure il bello è troppo. Datemi meno, musica leggerissima.
Quando son
stato bene? Oggi!
E, e quante volte? Tante volte.
E ora sento questo:
troppe volte. ho fatto troppo, perchè voglio evadere, voglio drogarmi di distrazioni. Lavoro, teatro, la mia casa.
Il potere del Cane (2005)
Il libro accarezza un gran ventaglio di temi, alcuni li
riprende -anche più di una volta (la fede in dio di Keller e dell’arcivescovo
Parada) e in questo senso mi ricorda i (cosiddetti) grandi romanzi americani e, almeno in ambizione, Don Robertson.
Ha tanti personaggi.
E’ realistico, o lo sembra. Ci sono delle scene ambientate
nel 1975. Per il resto troviamo flashback Anni 80 e il traffico di narcotici
degli anni 90. Il problema dell’eroina mi fa pensare al problema moderno del
Fentanil – le istituzioni parlano apertamente di responsabilità del Messico,
assolvendo simultaneamente la propira incapacità e le autorità preposte, rivelatesi corrotte. Fentanil come casus belli: minchia!
scatto a Pag. 389, perchè mi concedo solo 1000 parole:
“La cosa più difficile del mondo non è astenersi dal commettere il male, ma mettersi in mezzo per bloccargli l’avanzata” una farse da quotare, perché adatta a un tempo in cui se non è il male a muoversi – non lo è – è il cambiamento delle certezze, è la corrente che da sotterranea si fa strada e viene su, con l'intento di dilagare, e delle convinzioni morali in milioni di persone che vanno in conflitto. La frase cade in un capitolo pieno di violenze; nel capitolo il male si incarna in un paio di personaggio + uno: uno congegna il male, ed è il patron Miguel Angel (Tio) Barrera, uno opera il male, l’altro lo capisce e non lo blocca. Questi è Adan Barrera, nipote dell’ormai ex patron della Federazione dei narcos messicani, Tio appunto.
Il male parte dalla cella
di Tiò, incastrato da Art Keller. Ma il male che cammina e che
occupa via via più spazio, cambiando agente, e’ un’immagine che io posso vedere, o avvertire, nella
politica internazionale. C’è una chiamata a opporsi ad alcuni cambiamenti (della
NATO, della UE, rispetto alla distruzione delle foreste). La chiamata c’è, ma anche se non ci
fosse, la rivoluzione si sta muovendo, e il caos è iniziato. Vedere le carte di Winslow su questa partita è il motivo per andare avanti a leggere: non è un
libro per me, devo conoscerlo, recuperarlo, e per questo desiderio lo suggerirei. E' tosto. Fa male.
A un certo punto Riemerge Sean Callan, angelo maledetto. Killer di sangue irlandese. San Diego, USA. Gli italiani fratelli Pesche lo riesumano dal suo stato di annichilimento. Callan aveva provato a salvare Parada. Ora è ossessionato dalle ultime parole del vescovo assassinato: "io ti perdono, dio ti perdona" – ennesima nota spirituale di questo romanzo complesso e schizzato da tutte le parti. Callan potrebbe essere il tratto di unione di vari nuclei narrativi, può servire a capire dove intendeva andare a parare Winslow quando ha deciso di creare questa storia (ricordo del libraio: diventa una trilogia nell’arco di un decennio: Il Cartello + Il Confine). Penso: quando emigrati italiani e emigrati irlandesi, gente di valori tradizionali, si mette insieme in California… vai a vedere se sono integrati? se sono assimilati? pfui!
Gli italiani perseverano nella malavita e propongono al
redivivo Callan di lavorare insieme: a un furto. Nello specifico: rubare i soldi
diretti in Messico per pagare la droga. "A chi li rubiamo?" Chiede Callan.
Pesche il piccolo risponde: "... ai Barrera". Ai narcos. spieghiamoci la realtà con una simile triangolazione, può valere per le sostanze, può valere per il petrolio...
Callan non si è ancora del tutto ripreso fisicamente, ma
ormai è in salvo, e vede nel furto ai Barrera la vendetta che crede di
meritare: i Barrera lo hanno messo in mezzo nella morte del vescovo, e gliela
devono pagare per questo.
E insomma, il circolo vizioso della giustizia di pancia. Il caos, senza la mediazione.
La commistione tra istituzioni americane e messicane coi
narcotrafficanti sono ricostruite bene. Ci puoi credere. Come oggi contro il
Fentanyl, le amministrazioni USA del passato hanno fatto “guerre alla droga” per salvare i giovani
americani. Le droghe cattive vengono da paesi cattivi, i giovani americani sono
“i nostri bravi ragazzi” e l’educazione 'sti cazzi. Bombe e AK47, piuttosto.
Il finale apre al romanticismo. La storia d’amore si consuma tre il mio rpeferito, Callan, e Nora, che è la donna protagonista, che a 14 anni aveva iniziato a lavorare come prostituta. ALtro percorso di redenzioni molto potente.
Quindi abbiamo un killer e una puttana professionisti. Sarebbe il testo che mi piacerebbe scrivere, la loro redenzione: lei non voleva prostituirsi, lui non voleva ammazzare, così come fuori dai romanzi lui non suole fare il becchino e lei non vuole fare l’impiegata. Ma la vita prende una piega diversa, e tu hai provato a raddrizzarla, ma di nuovo cose grosse ti costringono a virare (pandemie, malattie, ciclicamente la guerra e tutte quelle cose fastidiose a cui nessuno aspira).
Evitare il proseguimento della trilogia mi identifica come lettore, è la mia scelta come lettore, e libraio: ho provato questo romanzo, lo conosco e so cosa dire ad altri lettori: provate Don Winslow.








