mercoledì 30 agosto 2023

Le Storie Brevi di Calvino spiegate da lui medesimo

Libri: Lezioni Americane, di Italo #Calvino Atlante Leggendario delle Strade d’Islanda (a cura di J.R. Hjàlmarsson)

Parole: viaggio, giro, leggendario, paesaggio, linguaggio

Leggere Italo Calvino nel 2023 è speciale: si partecipa a un rito collettivo, perché recentemente tanti lo leggono e parlano di lui per via del centenario. Questo libro raccoglie delle lezioni tenute da Calvino a Harvard negli anni 80. È un volumetto che oggi torna utile per chi si è accorto (!) che il modo di comunicare è molto più veloce di una decina di anni fa, e per chi si sente un po’ di disagio dato che ama andar piano.

In alcuni passaggi delle conferenze, e quindi anche del libro, Calvino fa sfoggio di auto-ironia, cosa che è sempre un dono per chi legge.

Era corteggiato dagli Stati Uniti, aveva successo, ma egli non invita affatto a essere Calvino! Fa capire, più modestamente, che una inziale lentezza può portare a risultanti efficaci e precisi.

Mi è venuto in mente Calvino perché mi servirà, appunto, il ritmo: arriva settembre… si ricomincia con la routine! Lui ha sempre un ritmo, e io trovo questo un tratto molto popolare, che aiuta a leggerlo. Poi dalla lettura è emerso un brano, corto, che oggi mi torna utile:

“Nella mia predilezione per l’avventura e la fiaba, cercavo sempre l’equivalente d’un’energia interiore, d’un movimento della mente. Ho puntato sull’immagine, e sul movimento che dall’immagine scaturisce naturalmente, pur sempre sapendo che non si può parlare di un risultato letterario finché questa corrente dell’immaginazione non è diventata parola. Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca di un’espressione necessaria, unica, densa e memorabile. È difficile continuare a tendere a questo in opere molto lunghe. D’altronde il mio temperamento mi porta a realizzarmi meglio in testi brevi: la mia opera è fatta in gran parte di short stories.”

Oggi i poeti rappano. Oggi chi punta sull’immagine crea reels e stories, coi fumetti attaccati sopra, per giunta.

Ho fatto di recente un viaggio con la famiglia in Islanda, e abbiamo usato come guida il libro Atlante leggendario delle strade d’Islanda. Raccoglie sessanta storie brevi in 212 pagine. Il viaggio si è sviluppato ricalcando la Strada Statale 1 che fa il giro dell’Islanda, esattamente come “tracciato” dall’Atlante Leggendario. É un volume pieno di immagini e favole tramandate dalla cultura di quel Paese spettacolare; ricorda Calvino per la breve durata dei brani, per l’energia interiore e per lo spirito fiabesco che emana. Spirito che ho ritrovato in alcuni autori islandesi, mescolato spesso con una certa precisione e concisione del linguaggio. Reykjavik, città di mare e di arte, mi pare un centro di gravità per tutto ciò che riguarda la gente d’Islanda, e capace di realizzare la sintesi di poesia e prosa che favorirà, sono sicuro, la salute di questo popolo. Durante il viaggio ho girato un po’ la città e mi piace condividere una mia, una nostra, esperienza.

La Statale 1 nei Fiordi Orientali

Per questa Capitale mi pare che la definizione migliore sia quella dei miei giovani compagni di viaggio: “molto bella”. Gli abitanti si siedono nei ristoranti in canottiera e sandali. I turisti si riconoscono dal vestiario: sembrano tutti montanari pronti per un’escursione imminente. La città è costellata da installazioni d’arte e da mini-mostre. C’è un museo del punk in un sottopassaggio di Bankastræti, 101 Reykjavík!

É una piccola, dinamica, bella città di mare (anzi “molto bella”), col cantiere navale, i palazzi più alti di tutto il Paese, i marchi globali. Un sole schietto. L’arietta che viene da nord. I gabbiani esagitati dal menù gratis.

Reykjavìk ha quattro librerie in centro. La mia preferita vende soprattutto musica e tratta solo in parte i libri. Si chiama con un numero, 12 Tònar, costringendomi, così a ricordarla per sempre come Dodici Toni.



 

Appena entrato ho visto un mucchio di libri di Stefànsson, addossati a una finestra; i titoli erano in islandese, a differenza di quelli presenti alla libreria Pennin Eymundsson (che li aveva in inglese); su quel davanzale c’erano SOLO libri di Stefànsson, e questo era curioso. Prima di domandarlo alla libraia, lei mi parla piano piano dicendo pressappoco questo: «il vulcano è appena eruttato, avete saputo?»

Come?

Ero intontito. Il nostro volo…

La libraia ha ripetuto adagio adagio: «… è iniziato appena venti minuti fa».

Tornato alla realtà ho ripreso a gironzolare tra gli scaffali e i cassettoni.

La libreria - discheria è calda. È su due piani. Quello superiore attraversa l’intero stabile, con luce da quattro lati: la cosa migliore per un luogo dove si vuole leggere; è stato il secondo luogo in città dove ho visto una grande (e “molto bella”) massa di vinili, come non ne vedevo da venti anni. Vendono anche pezzi di seconda mano. Si scende con una scala a chiocciola. Ho chiesto se si potesse scendere. Siamo scesi. Il piano di sotto è tinteggiato di blu marino, di bianco e di grigio. C’è un salotto, tre divani e tutto è tepore, perfino i cuscini IKEA; è come se ti si inviti a fermarti lì, in attesa. Di una ispirazione. O meglio: in cerca di una ispirazione: “molto bella”.

Parco nazionale Skaftafell, lungo la Statale 1, Islanda meridionale
 




lunedì 31 luglio 2023

Storia della Cina per principianti

Libro: Breve storia della Cina (originale: The Shortest History of China)

Parole: #Cina, #Pechino, #BRICS, #donne, #civiltà, #Xi

Linda Jaivin è una studiosa australiana che ha vissuto sia a Taiwan che ad HongKong.

Nel 2021 ha pubblicato un saggio che è la summa della sua conoscenza della Cina, fatta di un interesse quarantennale, di esperienza diretta (è traduttrice dal cinese) e di una visione ampia e profonda tanto della Storia quanto della Cultura cinese: Breve storia della Cina. Un libro che raccoglie con una linea cronologica comoda e magnetica oltre 3000 anni di civiltà cinese, e che in Italia è arrivato grazie all’Editore Bompiani (2022 euro 18). In una simpatica traduzione di Stefano Capello.



Il principiante sono io! Volevo la prima infarinatura sulla Cina, rompere finalmente gli indugi e affrontare questa Grande Muraglia. Ci sono tanti argomenti che sembrano aleggiare sulla tua testa pronti a cascarti addosso, e leggere è anche prepararsi agli impatti. La reputazione dell’autrice e la lettura delle prime due pagine mi hanno convinto a scegliere questo libro.

 

Le mie intenzioni:

- scoprire quello che i libri di scuola italiani omettono colpevolmente: la nascita e la fioritura di una potenza con cui oggi abbiamo a che fare tutti, tutti i giorni, in tutti i campi.

- conoscere il punto di vista di una donna in una questione che sembra "roba da uomini".

Questo è il libro giusto per partire? Non lo so, perché per me è il primo saggio sulla Cina...

Anche una bestia disabituata ai saggi come me, tuttavia, ha trovato la strada spianata per questa Lunga Marcia nella Cina! Grazie agli indici e ad alcuni accorgimenti della Jaivin.

Un accorgimento: molti protagonisti della storia cinese hanno volontariamente richiamato nel loro tempo fatti storici cinesi precedenti, e anche l’autrice ha fatto leva su questo tratto retorico ricorrente. Con un simile accorgimento leggere è più facile! Il lettore apprende e “ripassa” semplicemente procedendo nella lettura. Sembra noioso? Oh, non lo è: questo è un libro per persone curiose e intenzionate a capire qualcosa della Cina, e la Cina è un universo! La ripetizione di qualche data qua e là aiuta a tenere il filo. Ho amato i continui riferimenti ai grandi eventi storici che l’autrice ha disseminato nel volume, perché mi hanno dato un quadro di insieme. I nomi vengono scritti in forma dettagliata e anche con sinogrammi la prima volta che appaiono, e poi si usa il nome semplificato

La Jaivin usa piccole dosi di ironia e sceglie una rarefazione di aggettivi e giudizi che fa molto piacere al lettore imparziale. Oltre a rendere il suo stile riconoscibile.



Tenere insieme tutto il vasto Cielo: con le Donne

Dai primi Qin a Mao, da Deng a Xi, alla Cina non mancano i capi carismatici: nel libro sono riportati alcuni casi di citazione di eventi storici da parte dei leader,  in base all’interessi politico del momento; ognuno di noi ha un elenco di casi simili fuori dalla Cina, e se ancora non lo avessimo basterebbe leggere la pagina di politica internazionale domani. La questione si ripete e si ripeterà e saperlo, constatarlo con le testimonianze (in questo caso scritte da un’autrice credibile) dimostra per l’ennesima volta l’utilità dello studio della Storia. 

La Repubblica Popolare di Cina è una "federazione di fatto" con tanti tipi di legame tra le diverse componenti, e la Bandiera nazionale suggerisce a prima vista la compresenza di comunità pari: tutte splendenti come stelle, e legate da un "rapporto" accennato dalla distanza tra una stella e l’altra (le stelle sulla bandiera sono 5 grandi, nella bandiera degli Stati Uniti sono 50 piccole…)

I punti di forza di questo volume sono il procedere logico e la costante attenzione alla questione femminile. Ho avuto la sensazione di poter capire bene da dove viene il detto cinese “Le donne sorreggono metà del Cielo”. Al di là dei miei preconcetti – che erano tanti e  tutti piuttosto ridicoli – l’inserimento puntuale dei brani sulla situazione delle donne in Cina da' a chi legge una chiara idea del procedere della Storia. Tra alti e bassi, le donne in Cina hanno determinato fatti storici di primo piano, e in ogni epoca (potrei parlare di era, perché la storia cinese è immensa, ma sarebbe troppo iperbolico); personaggi eccezionali capaci di stare al potere. Non deve assolutamente guadagnare spazio l’opinione che le donne in Cina non abbiano fatto la Storia!

Taiwan, Macao e Hong Kong: cenni utili

I media italiani ci concedono ogni tanto notizie circa la diatriba tra Repubblica Popolare continentale e Taiwan. Questa vicenda ha origini passato remoto, come quella di Hong Kong e quella meno nota di Macao. Questo libro mi ha fatto capire quanto sia fuorviante basarsi sulle notizie fresche, quelle che ci rimbalzano sullo smartphone “lanciate” dalle agenzie! Il movimento che fa vibrare Cina e - soprattutto - Taiwan è nascosto, lento e carsico, ma è reso meno inafferrabile da questo agile e sorprendente volumetto.

sabato 31 dicembre 2022

Stefànsson: l'autore dell'anno

Libri: GRANDE COME L'UNIVERSO, La tua assenza è tenebra, Luce d'estate, Paradiso e inferno.

Parole: legàmi, eredità, scelte di comodo, coraggio, disoccupazione, scrittura curativa

Stefànsson è un autore che ha raggiunto il successo anche in Italia. Tuttavia la sua fama non è ancora all'altezza della sua bravura. Mi piacerebbe testimoniare i motivi del suo successo e fornire un testo breve in grado di convincere chiunque a farsi il regalo di leggere le sue opere.

Mi censurerò in quanto a durata del post, tanto ne seguiranno altri, perchè se Stefànsson è l'autore dell'anno 2022, c'è tutto il 2023 per parlare di lui. 

Questo romanzo si svolge in più periodi da inizio 900 a oggi, e le parti nel presente sono ambientate a Keflavìk. Un ex luogo, in cui abbondano solo la disoccupazione e il vento.

Il signor Ari lo conosciamo perchè viene descritto da una voce fuori campo. 

 

Lo scrittore e i suoi personaggi

E’ un cinquantenne in conflitto con sé stesso. Possedeva il talento della scrittura, e per un lungo periodo della vita l’attività di scrittore gli diede reddito e fama. 

Ha mollato: la vita da artista sostituita da una vita che considerava più comoda; qulcuno però non gli ha mai voltato le spalle. Ad esempio, il suo cugino preferito, Asmundur, che considera un faro, la persona a cui fare riferimento quando si sente confuso; di fatto Asmundur è co-protagonista di questa bella, possente saga islandese.

Ari ha una zia di nome Lilla, alla quale è molto legato, chissà perché: Lilla è una donna anziana che non da mai segno di accendersi per una passione. Nella sua vita, in tutto, ha scritto una poesia, e quella poesia è per la morte della sua adorata figlia: Làra. La scrittura...

Lilla subiva dal suo compagno accuse riguardo al proprio mal di cuore: “provi un dolore esagerato!” (per la perdita di Làra) le urlava. Tuttavia, gli è sopravvissuta. Serbando l'amore per Làra.

Lilla aveva un padre ubriacone. E due fratelli.



Ecco Ari in una frase, da post sintetico: “sembra che abbia offeso tutti”, in che modo? Smettendo di scrivere!

Jakob, padre di Ari, è protagonista della prima generazione in azione in questa bella, breve, saga familiare. E' un pescatore formidabile. 

E' uomo che tutti rispettano. E che qualcuno invidia.

Svavar è amico da trent'anni di Ari. E' pure vicino di casa di Snaefridur, donna emancipata di cui è innamorato. Non trova il coraggio di parlarle. Egli è uno dei tanti uomini che impallidiscono di fronte alle eroine create da Stefànsson.

La Matrigna di Ari appare solo in poche pagine. Un personaggio incredibile, che all'inizio viene chiamata La ragazza di Strandir. Strandir è la parola islandese per "spiaggia", e le spiagge d'Islanda sono quasi tutte nere. Sono molto amate dai pescatori. Pagine romantiche e piene di ribellione.

Ari, quando era giovanissimo –  quindi al tempo in cui molti lo chiamavano il Professore, proprio perché “scriveva” – lavorava nel comparto pesce, possedeva una Saab con cui scarrozzava la comitiva di alienati e sembrava destinato all'oblio. Poi brillò, poi lasciò spazio alle aspettative di altre persone, e finì per sposarsi, "con una danese", diventare padre, lavorare e, quindi, smarrirsi. Segue un certo schema, un certo programma di vita, se mi spiego bene, per non essere costretto a individuare il proprio, fa come se uno schema "consigliato" fosse certamente adatto a lui. Questo comportamento diviene più importante per Stefànsson nel suo libro La Tua Assenza è Tenebra, che ti consiglio di leggere presto, perché è fresco fresco. 

Tanti personaggi hanno la propria dignità sotto al cielo. I loro pensieri vari, ciascuno sotto alle stelle e sotto alle nuvole, ci servono tutti: ci fanno godere la lettura e, a volte, ci fanno riconoscere idee nostre. E quella volta comincia un'altra storia...

 

Lo scrittore e i suoi luoghi

Prendo come simbolo le parole di pag. 112: “le parole sono un vulcano, un magma che deve fuoriuscire”. Ci dicono molto: ci dicono che le caratteristiche geografiche dell’Islanda contaminano la scrittura di Stefànsson, ci dicono che questo libro è in parte autobiografico, dal momento che Stefànsson nel tour di presentazione del suo ultimo romanzo ha parlato di un periodo della sua vita in cui gli risultava impossibile evitare di scrivere. Fu da allora che decise di spendersi unicamente nella scrittura, lasciando la sua occupazione precedente; ci dicono che per l’autore è importante trasmettere il senso di liberazione e rappacificazione della scrittura, infatti queste parole riguardano il protagonista della storia. 

Se le parole non escono, fanno danno, dentro di noi; esse devono uscire.

Alla fine, questo è ciò che tiene “attivo” questo blog. Una lunga colonna piena di silenzi che assomiglia a un vulcano dormiente.

 

Testimoniare i benefici della Scrittura

Dal mese di maggio, la mia occupazione, ovvero il lavoro grazie al quale guadagno quanto mi basta, ha assorbito molto più tempo del previsto - per mie difficoltà, superate; questa è la scusa (la principale, ma non l’unica) che posso accampare per la latitanza. Non ho un pubblico a cui rispondere, e quindi siamo, se vuoi, nel campo della “testimonianza”. Ho però un messaggio: scrivere Fa Bene!

Non mi scuso perché non c’è nessuno con cui scusarsi, ma mi sento un po' in colpa. Trovo terapeutico scrivere (e pubblicare) il piccolo paradosso che ho vissuto quest'anno: aver dedicato tanto tempo a leggere ma avere tenuto il blog dormiente. Il vulcano è attivo, ma dorme. Scrivere richiede molto più tempo che leggere, e dato che il mio lavoro ha richiesto tanto tempo in più (tutto meritato! Se qualche collega legge: GRAZIE MAE, ti voglio bene!) non sono riuscito a scrivere quanto volevo. Ho sentito la mancanza della scrittura pubblicata: è sempre un brivido piacevole! 

 

Un distillato, del 2022

Eccovi manciate di parole per alcuni dei libri letti in questo anno, che in totale, sono stati 25:

1 Lo strano caso del dr Jekyll e mr Hyde: un giallo veloce e conturbante che dovrebbe essere letto da tutti coloro che abbiano compiuto 13 anni.

2 Canne al vento: Deledda colonna portante della nostra letteratura, personaggi forti, paesaggio vivo.

3 Metà di un sole giallo: il Biafra come specchio delle guerre contemporanee, gli intellettuali e la lotta di classe, quella vera, trasversale e universale.

4 La casa degli spiriti: Allende che dipinge, carica di incanto, un quadro ricchissimo eppure antico. Donne mediatrici tra una concretezza tutta maschile nei fatti sconfitta dai sentimenti, incarnati dalle sole donne per tutta la durata del romanzo, e l'irriducibile prevalenza di forze che non sono umane. Donne forti, donne diverse, donne che perdonano degli strupatori (mi riferisco alla giovane nipote Alba, che va da Esteban Trueba vecchissimo, rattrappito ma ancora impenitente, lei, donna violentata da uomini delle forze dell’ordine, che consola senza rimproveri suo nonno, stupratore).

5 Quando tutte le donne del mondo: antologia da S. De Beauvoir. Mi ha consentito di accettare di essermi installato nella mediocrità dopo la pandemia, come lei riferisce riguardo ad alcune donne degli anni 70, che dopo le lotte fatte da altre, si accontentavano senza portare avanti il discorso e l'azione (pag. 25 dell'edizione Einaudi Tascabili).

sabato 30 aprile 2022

Francesco Daveri, un piacentino indimenticabile


Libro: L'Avvocato di Dio

Parole: #fede #resistenza #antifascismo impegno

Qualche volta, a chi legge molto, càpita di scegliere la lettura come riparo dalla realtà.

La realtà più orribile, però, non lascia scampo. Solo i pazzi e gli ignoranti purissimi 100% ne restano fuori.

Nel corso del primo anno di pandemia io ho raddoppiato le pagine lette. Mi riparavo. Stavo molto meglio mentre leggevo, eppure non cambiavo una virgola dell’orribile realtà in cui ero immerso. Potevo però tentare di non pensarci. Vorrei essere lieve, ma non è periodo...

Leili Maria Kalamian ha scritto un romanzo che non lascia scampo, perché il suo L’avvocato di Dio porta il lettore nei luoghi della guerra civile italiana e al punto di non ritorno a cui essa ha condotto molti nostri concittadini: i campi di concentramento.

Io – parlo da consumatore – ho sempre avuto avversione per le iniziative librarie sul Giorno della Memoria, perché, a loro modo, si intromettevano su una tragedia e soprattutto perché le trovavo distratte e forzate. Sperando che qualcuno entrasse PER il Giorno della Memoria, si facevano vetrine PER il Giorno della Memoria. Mi chiedevo: ma incide? Ma è utile alla collettività? Ne dubitavo.

Perché? Perché le vetrine durano una settimana e poi si passa alla trovata successiva – che potrebbe essere il Carnevale o, che so, San Valentino. E le cose sono ben distinte, direi. Si passa in pochi giorni dalla campagna “Per non dimenticare” alla campagna “Se ami, dillo con un libro”. Queste cose servono a vendere i libri. A noi – a TUTTI noi - serve ALTRO. Ci serve che i libri su olocausto, guerra e barbarie simili VENGANO LETTI. E ci serve un’altra cosa: che quei libri vengano scritti. E scritti. E scritti ancora.

Che si faccia ricerca, e memoria, e ancora ricerca, e ancora memoria.

Perché? Perché i testimoni muoiono

 e perché l’essere umano è sopravvalutato.

Leili Maria Kalamian ha scritto un libro focalizzandosi sulla figura di Francesco Daveri, giovane avvocato piacentino morto prigioniero vicino a Mathausen a soli 42 anni.

Il lavoro di Leili è stato lungo e profondo. Posso scriverlo perché in corso d’opera (leggi: #pandemia) ci siamo sentiti. A un certo punto il tanto materiale ha preso forma e lei ha deciso di pubblicare, così, il suo primo romanzo. E ha fatto bene! Alla memoria di quell’uomo straordinario, a sua figlia, la signora Maria Pia Daveri, e ha fatto bene a tutti quelli che lo leggeranno. Perché è un bellissimo romanzo. Storico, per l’accuratezza, e fantastico, per la statura morale del protagonista, ma questi due aspetti insieme non fanno che la metà del valore del libro, perché Leili ha raccolto e pubblicato nello stesso volume anche le lettere di Daveri!

Lorenzo Bianchi, Emilio, Cecchino = tutti i nomi di un santo laico: Francesco Daveri. Un personaggio che merita di essere ricordato per quanto fortemente ha sperato. Era un uomo di azione, ma spinto da una speranza potente che veniva da un luogo lontano e misterioso. Era un uomo che ha avuto e SOPRATTUTTO dato speranza, non un capo facinoroso, ma un leader gentile. Rinunciò alla salvezza per essere utile all’Italia. Penso che sia utile oggi sentire questa fiducia, e ricordare chi si è impegnato per gli altri, soprattutto se subodoriamo, leggendo, che è stato tradito. Sarebbe stupido dire: “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”: significa perdere di vista la posta in gioco. Mentre leggevo ho pensato “questo avvocatino è intelligente, sapeva di rischiare che qualcuno lo vendesse”.

Ci sono le lettere del fondo Berti tra compagni di lotta, lotta decisiva per la liberazione. Lettere da San Vittore, dove rimase fino al 16 gennaio del 1945. Tre mesi dopo morì nel Campo di Gusen II.

Sono lettere operative, e innamorate, forti e garbate nonostante le costrizioni e la stanchezza. Una di queste, per la moglie, contiene la confessione di una passione irrefrenabile: quella per… La politica! Daveri incarna l’eroismo politico: quanto è lontano quell’eroe dai nostri giorni? Quanto è lontano il mio spirito da quell’essere coraggioso e generoso? Tanto.

Una lontananza incalcolabile, che però questo libro, in modo misterioso, è riuscito a quantificare. Ho capito 2 cose nuove: a) che la politica non è filosofia, al massimo contiene della filosofia (come contiene altre funzioni), e b) che senza l’urgenza siamo tutti ciarlatani. Io stesso, proprio ora, starei scrivendo a vànvera se scrivessi per indicare, per additare ad altri una figura sfocata, persa nel lontano 1945. Ma questo libro ha rilanciato quella figura, la fa più prossima. È ora abbastanza vicina perché io mi ci possa specchiare e confrontare. E mi sta facendo riflettere. E non è parlare a vanvera. Perché NON ve la sto indicando. La sto guardando. Posso ascoltarla.

Per questo ringrazio la mia amica Leili.

Ha avuto memoria (tutto parte dai cimeli di suo nonno materno, Giuseppe Gardi).

Ha fatto ricerca (almeno 3 anni, ma potrei essere stato basso).

Ha scritto un nuovo libro (che vale due libri! Perché al romanzo seguono appendici preziose).

Il romanzo è avvincente e il suo radicamento nella storia mi impedisce di scrivere qui i passaggi che ho preferito. Verrebbe male. Ci sono civismo, tante fede, amore e sacrificio, ricostruiti con ritmo e assemblati con originalità per una trama che fila. Ci sono degli avanti indietro che vanno seguiti con una certa attenzione. Tuttavia, poche righe per tratteggiare i suoi estremi possono fargli onore “le scrivo”: vediamo... Cosa voleva l’avvocato Francesco Daveri dalla battaglia a cui si era consacrato? Che tra italiani e stranieri, sia i primi alleati tedeschi che i liberatori, e che tra italiani di Salò e il resto della popolazione nazionale non trovasse posto solo la giustizia, cui lui teneva molto, ma anche la misericordia.

“Anche Cecchino avrebbe voluto così: 

la misericordia per uscire dalla spirale di violenza.”

Con l’Appendice B Lettere (pagina 145) entriamo in un altro libro. La stessa storia viene “rianimata” da alcune lettere. Si tratta di documenti del 1944 e del 1945, consultabili nell’Archivio di Palazzo Farnese. Le lettere di Daveri a don Firmino Biffi sono tutte le mie preferite: in particolare quelle scritte quando Daveri si trovava in esilio, ed era quindi lontano da sua moglie, dai figli e dai suoi amici. E’ come interpretare dei bagliori di luce in un antro oscuro: Daveri sente di credere fortemente in quel che fa, e spiega a sé stesso il senso del sacrificio. Lo trovo molto incoraggiante e pedagogico. Sapeva di avere più probabilità di morire che di sopravvivere a quell’epoca violenta, ma anche con una possibilità avrebbe scelto di tentare. “io sono diverso, molto diverso, troppo diverso” diceva di sé (pag. 159, una pagina d’oro per chi vuole riflettere sul rapporto tra uomo e donna), pensando all’approccio alla vita, in particolare alle cose materiali.


Mi da l’idea di un uomo che comprende la posta in gioco e il valore della vita di un singolo. Ma a livello super-umano. A livello di eroe. Non un eroe che picchia, spara o si lancia in mischia: un campione che aiuta i compagni a dare il meglio di sé sapendo quanto è temibile l’avversario, e potente e spregiudicato. Un esempio che ti richiama al senso della vita. 
Chi è Daveri?

Un modello a cui guardare con tenerezza e gratitudine. 

giovedì 31 marzo 2022

Guida Galattica per gli Autostoppisti edizione 2022

 

Libro: Guida galattica per autostoppisti (orig. The Hitchhiker's Guide to the Galaxy)

Parole: Googleplex - #relatività - #collettivo

    UNO PER TUTTI

Ho la fronte corrugata dal 2015 e affermazioni come “niente tornerà come prima” mi sono familiari, le comprendo completamente e mi colpiscono poco, anzi, non mi colpiscono più. E’ ancora increspata da allora e le notizie dall’Ucraina oggi affondano nei solchi del mio frontone.

"... le cose non sempre sono ciò che appaiono..."
Ho subìto un intervento di alta chirurgia in quel 2015 e allora è iniziata un’altra vita. Cose del genere càpitano a più gente di quanto si creda, e quindi in circolazione ci sono molte persone che capiscono cosa vuol dire stare male, anche se non sembra, anche se sembra che tutti ce la passiamo magnificamente entro i nostri confini naturali e virtuali.  Ci sono in circolazione anche tante persone che sanno stare vicine (vi-ci-ne) a chi ha un problema di salute e deve fare un "percorso importante", diciamo così. Eventi del genere formano le persone e relativizzano tutto il mondo, molecola per molecola. Anche i grandi eventi hanno questo potere, ma lo esercitano sulla collettività, a volte sull’intero genere umano: relativizzano le cose del mondo. Dipende dalle persone e dai momenti, dipende dal punto di vista: ci può essere chi dopo l'evento guarda solo a sé, chi guarda solo alla propria famiglia e anche chi guarda in modo più ampio mantenendo un interesse sincero molto alto. A cosa mi riferisco con "eventi che hanno questo potere"? Parlo di terremoti, guerre, aerei schiantati, pandemie e un grave lutto (in ordine decrescente di frequenza). Questo (e altro ancora) fa sì che “niente tornerà come prima”. Il genere dei romanzi distopici si basa sul "niente tornerà come prima", ha un grande successo trans-generazionale e io credo che sia un sedativo per le nostre ansie. Come tutti i sedativi, si vende bene.

Dopo la pandemia, la nuova guerra ci coinvolge in qualcosa che farà un prima e un dopo, qualcosa che viaggia a un livello ben al di sopra delle nostre scelte individuali. Insomma: mi pare sia meglio abituarsi a partecipare ai cambiamenti collettivi, smettere di stupirsi, distogliere lo sguardo da idoli terreni e passeggeri e guardare piuttosto alle persone come noi. Mi pare sia meglio rispolverare I Tre Moschettieri: UNO PER TUTTI E TUTTI PER UNO. Dipende dalle persone? Dipende da chi si deve salvare? Non credo (com'era l'ultima polemica inutile? "Come mai volete salvare gli ucraini ma degli afgani ve ne fregate?" o qualcosa del genere, pur di non aiutare NEMMENO gli ucraini). 

Credo che dipenda da me, da te, da ciascuno. E che non sia relativo. Dipende se dici "sì" oppure no, "non mi riguarda". E penso essere noi l'UNO PER TUTTI inciderà quando confronteremo il noi stessi del Prima col noi stessi del Dopo.

    LEGGERE CI FA STARE COMODI

Il motivo numero uno per cui leggo è che la letteratura è come fare il campionario degli esseri umani. Lo fa anche il cinema e lo fa anche youtube, soprattutto lo sta facendo instagram, ma queste sono cose che vanno guardate e l’esercizio stesso dell’osservazione è un legame che a me sta stretto. Queste cose sono fin troppo reali, perché sono GUARDABILI. 

Esercitare la vista per leggere mi fa sentire libero in un modo diverso, più comodo, perchè ci metto io i dettagli, infatti è enorme il numero di divagazioni che il mio pensiero prende quando leggo (ed evidentemente, anche ADESSO, quando scrivo). Provo a ridurre le divagazioni e vi porto su un libro... è un libro che parla di queste cose: di relazioni, di egoismo e di relatività.

In questi mesi, faticosi, il top è un romanzo, magari assurdo e ironico. Per cui oggi parlerò di un romanzo surreale e comico: LA GUIDA GALATTICA PER GLI AUTOSTOPPISTI.

Mi piacciono gli eroi, ma quando leggo personaggi strampalati o addirittura timorosi mi piacciono lo stesso perchè ho più probabilità di riconoscermici. In Guida Galattica per gli autostoppisti gli eroi mancano completamente. Ci sono però Presidenti mondiali con due teste ma stupidi, robot potentissimi con istinti suicidi e speaker radiofonici pelandroni che amano la vita in provincia. A volte mi affeziono a personaggi così, specie se lo scrittore gli ha conferito il talento di avere, a loro volta, interesse per gli altri o – meglio ancora – slanci di fiducia nel prossimo

Tra le mille trovate che contiene, c’è anche la possibilità di viaggiare nello spazio-tempo. Nel caso specifico ciò che in #TheAdamProject avviene con l'acceleratore di particelle di papà Louis, qui avviene con la Propulsione d’Improbabilità.

I due personaggi strampalati ma bonari sono l’inglese Arthur Dent e l’alieno Ford Perfect.

DAGLI ANNI 90 AL 2022: la Guida è sempre utile

Copertina del cd prodotto da BBC: la Guida è cominciata dalle radio inglesi


Secondo D. Adams bisogna che ciascuno sappia - e sia consapevole continuamente di - quali motivi spingono l’evoluzione. Lui aveva alle spalle interessi e studi molto vasti, e quando parlava di astronomia non parlava a vanvera. La luce. I buchi neri. E tutto il resto.

Il passaggio dal punto A della Via Lattea al punto B richiede l’abbattimento del pianeta Terra. Prima si passava dal punto A1, ma era giunto il momento di "evolversi". C'è di mezzo un pianeta? ok, togliamolo: un sacrificio di pochi per il bene di molti. Abbiamo i mezzi: polverizziamolo e procediamo. E’ il modo più economico, davvero. Evolviamoci, togliamo di mezzo quel pianetucolo.

Questo era l'antefatto. la trama è ancora più ovvia: la Terra si trovava all’interno dello spazio vitale dei Vogoniani, alieni sempre insoddisfatti, e il pianeta venne disintegrato allo stesso modo in cui un palazzo di sei piani viene demolito con tanti piccoli candelotti di dinamite che detonano all’unisono. 

Quando succede questa catastrofe? Ecco il primo segno dell’Assurdità: succede di giovedì proprio quando una ragazza stava per comunicare al mondo l’idea che avrebbe risolto il vecchio problema dell’infelicità umana. Poteva scattare una rivoluzione… ma proprio allora l’agenzia per il traffico galattico emana l’ordine di demolizione. Cose che càpitano: che vuoi farci? 

Contro un potere preponderante vuoi davvero farci qualcosa? 

Ti hanno avvisato con le sirene: tutto ciò che avevi di bello verrà polverizzato da una sorda forza straniera … … un breve ordine, e tutte le specie viventi si estinguono. Tutte tranne i delfini.

Dei delfini parliamo alla fine, ok? Ora bisogna prendere atto di questa necessità di Livello Superiore, necessità che è appagata con l’esercizio della forza e che calpesta i diritti di Arthur (che qui, come Adamo, rappresenta una specie intera). La scena della distruzione fa suonare ridicola la domanda “Perché l’umanità si affanna tanto?” Eppure Douglas vuole sì scherzare, ma non vuole ridicolizzare. Un comico è comunque un artista. Douglas Adams usava forse l’ironia e il sarcasmo per farci riflettere?

I suoi libri invitano a esimersi dal fare, e bocciano chi fa progetti?

Il suo messaggio era, tipo, “ inutile sbattersi: la vita è appesa a un filo e non sappiamo chi lo tiene?”

BO'! Io posso solo dire che Guida Galattica è un libro coi piedi per terra. Anzi: per la Terra.

La mia copia


    UN PO' DI TRAMA

Proprio il giorno in cui la ragazza e tutti gli altri esseri viventi morirono, per Arthur era il giorno dello sfratto. Fissato dal Comune per fare un centro commerciale al posto della sua casa, lo sfratto divenne esecutivo in coincidenza con polverizzazione della Terra! Si potrebbe parlare di uno sfratto di massa se non fossero morti tutti tranne Art.

Quelli del Comune avevano avuto una bella faccia tosta: si difendevano dicendo che la demolizione era legale ed era stata resa nota, secondo le regole comunali (qui vediamo bene cosa vuol dire "relativo" applicato alla giustizia). L’atto di demolizione era perfettamente lecito, e le buone ragioni di Arthur non avrebbero potuto nulla di fronte alla soverchiante autorità del Comune. Se Mr Arthur Dent accampa dei diritti, tanto peggio per lui: il Progresso non si fermerà! Il disegno del grande Piano Urbanistico verrà completato.

Il piano regolatore del Comune stava giusto per concretizzarsi, sennonché… Arrivano i Vogon con il decreto dell’Ente Galattico Viabilità (un'altra giustizia relativa). Fu così che quelli che volevano distruggere la casa di Arthur vengono distrutti a loro volta dagli alieni. Senza preavviso. 

È con questa assurdità che Adams ci manda il messaggio. Questioni di forza: Vogon vince, Terra perde. 

 Arthur, però, si salva, buon per noi (se si fossero salvati solo i delfini avremmo avuto poco da leggere). L'ormai ex speaker di una radio inglese, passa dal perdere la casa a perdere il pianeta, ma si salva. E' un modo per essere Uno per Tutti, un modo molto solitario, devo ammettere. Ma se si salva, potrà usare la relatività e questa possibilità la riceve grazie all’amicizia di Ford. 

Misterioso, eccentrico e affascinante, Ford Perfect, lui sì, può ribellarsi ai Vogon. Lui è un alieno venuto sulla Terra per salvare qualcosa, e conosce anche gli eventi che si svolgono molto, ma molto, al di sopra del campo delle scelte individuali terrestri. Come fa? Grazie a un libro : la Guida Galattica per gli autostoppisti, appunto. Con l’aiuto di altri personaggi assurdi, tra i quali l’aliena Trillian e il computer Eddie, tutti molto poco eroici, si opporrà ai prepotenti, seguìto da un Arthur sempre più incredulo e disperato.

    L'ALIENO CHE PIACE AI RAGAZZI

Grazie a una Professoressa che era mia cliente ai tempi della libreria, ho potuto parlare di questo libro con degli studenti delle scuole superiori; voglio dire che per loro, mediamente, era Ford il personaggio più coinvolgente del libro. Questo fatto, lì per lì, mi ha stupito, ma ripensandoci lui è l’unico personaggio d’azione con doti positive (perché  anche il Presidentissimo Zaphod è d'azione, ma compie una idiozia dietro l’altra – facendoci sorridere e tremare, se mi capite… ) e quindi attira l’attenzione. Ford è anche un essere superiore che lungo la storia, unico, si guadagna una certa autorevolezza. E' lui a giudicare ridicoli (quasi) tutti noi. Alzando gli occhi al cielo mentre parla degli umani - che “non sanno nulla” - l’alieno Ford si dispera: ha constatato l’enorme quantità di lacune nel sapere degli Uomini. E qui mi riallaccio al lavoro fatto con gli studenti: erano una ventina e 3 o 4 di loro hanno sottolineato la stessa frase, eccola:

É importante e risaputo che le cose non sempre sono ciò che appaiono. Per esempio, sul pianeta Terra, gli uomini hanno sempre ritenuto di essere più intelligenti dei delfini.

Sostenevano infatti che mentre loro avevano inventato un sacco di cose, come la ruota, New York, le guerre eccetera, i delfini non avevano fatto altro che sguazzare nell’acqua divertendosi.

Al contrario, i delfini sapevano da tempo dell’imminente distruzione della Terra e avevano tentato più volte di avvertire l’umanità dell’incombente pericolo; ma i loro messaggi erano stati fraintesi

e interpretati come divertenti tentativi di dare calci a palle da football o di fischiare per avere bocconcini prelibati.

Così, alla fine, i delfini rinunciarono e se ne andarono dalla Terra coi propri mezzi, poco prima che arrivassero i Vogon.

L’ultimissimo messaggio lanciato dai delfini fu: “Addio e grazie per tutti quei pesci!”

 

Dietro ogni persona c’è sempre un amico alieno che alza gli occhi al cielo. Sono Amicizia, Relazioni, e Contatto a farci relativizzare i problemi e le carenze. Se abbiamo fatto passi avanti nello studio del tempo e dello spazio, perché dovremmo lasciare inapplicata la relatività nella vita quotidiana? La relatività può essere usata come lo strumento per estrarre da qualcosa il suo opposto. La relatività è La Scopa del Sistema (mi piace citare #DavidFosterWallace !) La relatività può essere un punto di vista, il punto di vista che io voglio cambiare per osservare la stessa situazione. E capirne un altro aspetto. Ho detto all'inizio che da traumi e "terremoti" si resta cambiati per sempre. Confermo, ma il passar del tempo va sfruttato per tentare di uscire da quell'angolo in cui ci sentiamo infelici. Iniziare a guardare oltre e poi fare qualcosa, fosse anche un viaggio folle.

Un viaggio su un mezzo che si chiama Cuore d'oro, come nel libro: abbastanza folle no?

Dobbiamo volere passare oltre all'infelicità. La stessa infelicità che secondo Adams attanagliava l’umanità intera, e per la quale non c’era una spiegazione...

 fino a quel giovedì in cui la ragazza la comprese e avrebbe voluto gridarla ai 4 20.

La Terra finì, la spiegazione non arriverà mai.

venerdì 31 dicembre 2021

Don't look up e quei meteoriti nel Somerset

Libri: Lo strano mondo di Alex Woods, Passaggio alle stelle (originale: Transition

Parole: #transizione, Social media, #startrek, #genderequality, #tenia

Adam McKay e il suo Don’t look up mi hanno fatto tornare in mente due libri che mi erano piaciuti tanto. Vorrei portare loro qualche lettore in più: vediamo se ci riesco sfruttando questo film di successo!

Di Caprio, Meryl Streep, Kate Blanchett e Mark Rylance sono 4 nomi enormi per un solo cast, e devo dire che questo Poker d’Assi mi ha attirato verso un film che, altrimenti, avrei frettolosamente bollato come un "Remake di Armageddon". Una produzione #NETFLIX col cast stellare e un asteroide poteva fallire? No! Ma siamo di fronte a un film sfaccettato e stratificato, con una strepitosa Jennifer Lawrence (e Timotheè Chalamet, che è OVUNQUE e che tra un po’ presenterà un tg della sera) e a un successo addirittura da record! Un bel film che puoi goderti dal divano di casa a dicembre, per giunta (nei giorni in cui le regole per uscire stanno cambiando)! Altro che remake! Eppure... qualche eco si sente! Da dove vengono?

Sono partito tardi con gli abbonamenti streaming, si vede che ero troppo chino sui libri! Ma sto recuperando volentieri, perché ho trovato un sacco di roba che amo.

C’è poco da essere pre-internettiani: anche i nativi degli anni Settanta si divertono con #netflix! E oh, ok, mi direte: “Bella scoperta Zio!” Ma... vediamo se al banchetto delle piattaforme streaming si rimedia qualche briciola anche per quelli che guardavano i Bellissimi di Rete Quattro, per gli amanti dei libri e per quelli che stanno bene senza social network. (Per giorni e giorni.)

La risposta è Sì! Ve lo dice uno Zio!

DON’T LOOK UP e i suoi CUGINI LETTERARI: media e meteoriti

Mettere un asteroide killer di pianeti in secondo piano è un prodigio di scrittura, e quindi Don’t look up, che ci riesce, può essere un argomento per questo piccolo blog letterario. Mentre scrivo, però, Ĕ GIA’ IL MOMENTO DI DON’T LOOK UP e il film è PRIMO IN CLASSIFICA! Per questo, invece di ingrossare il flusso dei commenti al film, mi fermo al mio territorio - i testi, la narrativa - e sottolineo qualche legame della sua sceneggiatura con la letteratura. Vi userò la cura di non tirare fuori titoli di romanzi arci-famosi, oppure scontati, oppure alla moda, oppure sponsorizzati in tv, oppure… MI LIMITERO’ 😉 a portarvi un po’ in giro tra alcune belle pagine vicine a Don’t Look Up. Voglio fare un solo pubblico complimento al film di McKay: mi ha intrattenuto alla grande, mi ha fatto pensare ai media e alle ambizioni. E a macinare il caffè in casa, anche.

In pratica, c’è questo asteroide enorme che con fatale indifferenza viaggia verso la Terra. Benissimo (oddio, si fa per dire!), vuol dire che seguiremo la sua traiettoria fin quando i governi mondiali non decideranno sul da farsi. Chi detiene il potere, qualche dubbio su come procedere ce l’ha: la suspence ci guadagna e la trama pure. Ma guardiamo a qualche romanzo che parta con un asteroide, ok?… ecco, mi è tornato in mente un libro in cui un asteroide arriva sulla Terra e, attraversando l’atmosfera, si frantuma in tanti piccoli meteoriti che si schiantano nella campagna inglese. Anno del Signore 2004 (che credo non abbia coinciso né con l’Apocalisse né coi calcoli dei Maya). Il romanzo è Lo Strano Mondo di Alex Woods, e vi leggiamo, tra risa e commozione, cosa càpita al ragazzino che venne centrato da uno di quei meteoriti. Il suo nome è Alex, appunto, e la sua storia mi è rimasta impressa: la vita che vale di un caso sociale. Alla base c'è un fatto vero del settembre del 2004: oltre 50 avvistamenti di fireballs e qualche meteorite a terra, tra UK e Francia.

La pietra cosmica era grande come un’arancia, e lui per poco non ci lascia le penne. Sopravvivere a un impatto extra-terrestre porta ad Alex una strepitosa quanto fastidiosa notorietà. Lui odia questo. Il clamore eccezionale intorno alla sua vicenda fa comodo solo a chi lavora nella comunicazione. Alex è circondato, ma è solo. Tutti vogliono che parli. E soli sono i protagonisti di Don’t look up, Kate e il prof. Randall Mindy. Vanno nei talk show. I media li travisano. Non vogliono giocare, eppure perdono tutto. Forse è solo un cliché, ma succede anche ad Alex Woods.


C’è un parallelismo tra i personaggi: noto che in Lo Strano Mondo la ricercatrice Monica Weir è descritta come una nerd cresciuta a pane e astronomia, che non bada alla moda e alle opinioni altrui, ma è determinata a perseguire i propri obiettivi. La Monica che diventa amica di Alex Woods è imparentata con la ricercatrice punk Kate Dibiasky (J. Lawrence) della pellicola #Netflix. Kate è mansueta ma capace di contrattaccare, e non domina le emozioni. Wow!

Linguaggio Scientifico, Linguaggio Tecnico, Magnetizzare il pubblico

Sia il romanzo che il film usano termini tecnici dell’astronomia, della fisica e della chimica, e sono una sponda sicura per tutti gli ingegneri con un minimo di buongusto; usano come sfondo della trama un tema universale, di quelli che possono coinvolgere un grande pubblico (incluso il più ristretto sotto-pubblico degli ingegneri di buongusto 😉). Trama e tema si alternano sul proscenio. Durante la narrazione, si muovono in avanti verso il primo piano e poi, indietreggiando, fanno spazio ai personaggi. O meglio, alle persone.

Vediamo come? In Don’t look up c’è il tema universale del negazionismo, include anche altro ma sta cosa bisogna dirla, una parte nega l'evidenza per fede, per eccesso di fede, per speculazione, per eccesso di speculazione, e parla con questi toni: «Se i “profeti” vi dicono che una cometa cadrà sul pianeta Non Guardate In Alto, e godetevi la vita, guardate la tv e fate i vostri acquisti, Signore e Signori, rigorosamente col vostro Smartphone BASH! Sì!» APP-lausi, URLa e ulu-Like dalla platea fomentata! Il tema è universale, e attuale.

In Alex Woods ci sono la liberalizzazione della cannabis e l’ eutanasia

Per le persone, invece, nel film abbiamo un astronomo ansioso e sciatto, che fa pensare a un giovane Parisi, due donne pronte a tutto per la propria carriera ma che non mostrano alcun sentimento positivo, nessun calore umano, né il minimo barlume di empatia (il personaggio di Meryl Streep abbandona il proprio figlio, anche, se, be’, questo figlio per tutto il tempo si comporta da esemplare pezzo di merda, e se per me è il personaggio più divertente, di certo non si fa... amare?). A me è piaciuta la moglie di Mindy, che sembra una mia vicina di casa. E il pilota dello shuttle, che mi ricorda un compagno delle superiori che oggi gira con un pezzo nella fondina ed espellerebbe dall’Italia tutti i clandestini. Nel libro abbiamo la madre di ALEX, che vive leggendo i tarocchi, un anziano solitario veterano di guerra, una dark lady dal guscio duro ma col cuore tenero.

Se ancora non avete voglia di leggere Alex Woods, provo così: c’è un post qua sotto: 

BLOGHEMA: Lo strano mondo dei sottotitoli pubblicitari (bloghema-room.blogspot.com) per chi vuole sapere di più su Lo stano Mondo di Woods, e invece di dilungarmi, passerò al secondo libro che ho abbinato al film Netflix, Passaggio alle Stelle, di Vonda McIntyre.

PASSAGGIO ALLE STELLE, e comete che passano

Un romanzo d’avventura fantascientifica da una delle autrici della serie #StarTrek. Potrebbe appartenere a una rassegna intitolata “Donne al potere!”. Il primo parallelismo col film è che le donne occupano tante posizioni apicali: nel campo scientifico, nella politica (interplanetaria) e nel settore militare.

In un futuro indefinito il genere umano è alla ricerca di mondi abitabili (primo punto in comune con Don’t look up).

Ignaro dell’esistenza di una Civiltà Superiore, l’equipaggio della nave Starfarer si lancia all’inseguimento di fievoli tracce cosmiche: gli alieni le hanno seminate per condurre i terrestri in un territorio neutrale...

All’origine del viaggio della Starfarer c’è l’estinzione del genere umano, e la ricerca di una soluzione è tutta umana, gli alieni non sono presenti, sono "alieni-allusi". Se fino alla fine del film di alieni non c'è traccia, bisogna svelare che nel libro le cose sembrano andare diversamente… ma il colpo di scena arriva in tempo per rilanciare la lettura, febbrile, verso un finale originalissimo! Gli Stati Uniti di Passaggio Alle Stelle sono la prima potenza mondiale e non possiamo avere dubbi sul fatto che detengano il monopolio dei viaggi spaziali. Tuttavia il governo è incerto su cosa fare della Starfarer. Arriva a puntargli contro una testata nucleare. Se passiamo al film Netflix vediamo che l’intervento delle altre potenze mondiali concorrenti muore sul nascere, ed è spiegato in una sola battuta (quando Randall Mindy dice che la missione di India, Cina e Russia è fallita). L’esito finale è in mano ai soli Grandi Unici fantastici United States of America!

Punto in comune: i progetti sposati dal Governo americano fanno cilecca!

Cosa sono i viaggi spaziali oggi? Siamo informati su questo? Visto che una volta al mese, pandemie o no, oscillazione del petrolio o no, un miliardario parte per farsi una passeggiata in orbita su tutti noi, sentiamo che la cosa ci riguarda? 

Non mi occupo di gite interplanetarie, ma forse dovrei cominciare. La serie Star Trek ha (tra gli altri) il merito di porre il genere umano di fronte a popolazioni aliene, e allude all’apertura di nuovi percorsi tra Sistemi stellari (facendo alla svelta: Star Tracks). Anche piste commerciali. Come detto, la McIntyre ha scritto per Star Trek, e per chi ama il genere è un peccato che il suo libro non si reperisca facilmente. Dice ancora tanto! Ecco la mia copia del 1994:

un Urania inseguito da Urano?

Nel film, gli umani sembrano psicologicamente disturbati – a tratti squilibrati, dediti all’abuso di Xanax e di smartphone, propensi a fidarsi del più ricco e del più potente; per tutta la durata ti chiedi “allora, ce la caveremo? Superiamo l’esame?”. Nel libro, invece, gli Umani terrestri vengono umiliati da sadici esaminatori: gli Umani extraterrestri. Questi Umani, nostri cugini, sono pedagogici con gli Umani terrestri: ci stimolano a fare nuove scoperte, ci mostrano gli indicatori della nostra impreparazione, ci rimandano a settembre! Siamo una “cultura giovane” e questa è una interpretazione interessante, perché umile, della scrittrice americana. Lei ha inventato un personaggio apposta per rimettere gli umani al loro (nostro) posto: si chiama Andro e sembra un guerriero spartano, la cui alterigia consente battute simpatiche come questa: “dipenderà dagli esseri umani: che voi cambiate come dite di voler fare o che il cambiamento vi prenda la mano”. 

Anche il film boccia il genere umano! Ĕ evidente: i buoni finiscono male! Che altro mi serve? In Don’t look up, c’è un personaggio che si fa decisamente prendere la mano. il CEO Presidente della BASH ripone troppa fiducia nel livello di preparazione raggiunto dal genere umano. La sua stima esagerata ha conseguenze piuttosto … spettacolari (interpretato da Mark Rylance è qualcosa di incommensurabile).

 L’umano extra terrestre chiamato Andro, dagli anni 90, dalla penna della Mac Intyre, fa appello alle nostre facoltà, sembra presagire che il genio umano possa "svaccare", e andare per vie egoistiche, popolate di gente come il figlio della Presidente degli USA (quello che urla "oh no! e se diventassimo ricchi? sarebbe un disastro!", Jason Orlean) provocherà danni nettamente superiori ai "benefici". Andro (1990) ci dice che il futuro dipende da noi: SEMPRE ATTUALE! Pure Mattarella lo ha detto stasera! 

Ultima parola: tenia. Nel libro della McIntyre dopo anni trovo questo schifoso animaletto che potrebbe non essere più stato citato da alcuna autrice dopo Vonda, ma che richiama il concetto di fame senza fine; affligge i media - compresi i blog - è un inesauribile bisogno di cercare, digerire e ricreare notizie. La tenia ci impedisce di essere sazi, si mangia ciò che troviamo e ci spinge a cercare altro. Ma io credo che si debba mettere un punto sia alla fame che alla ricerca, e assimilare: vale per grassi e zuccheri ma anche per le informazioni. Se non si hanno gli anticorpi datti (cioè 5 anni di studio approfondito) le notizie che troviamo possono farci male, oppure possono esaurirci. Buon anno 2022 a tutte e tutti, e non scavate troppo: è solo fiction! (...>)

domenica 31 ottobre 2021

Don Robertson non finirà mai...

 

Libri: L'ultima stagione, Il principe della nebbia

Parole: #viaggio, #famiglia, #benevolenza

" Amberson disse: Ti amo Anne. Sì Anne, è questa l’essenza di tutto Anne. La morte non ci separerà! Niente può separare un’essenza” 

 “... il domani sono le stelle

E io non so nulla delle stelle." – dalla Post-fazione

 

Da un romanzo stupendo di Mamet mi è tornata in mente questa frase:

“ci sono luoghi dedicati a meditazioni particolari" pag 251 Chicago (Mamet, 2018), ed era perfetta per parlare di Don Robertson e della sua terra delle Storie: Paradise Falls.

Benvenuti a Paradise Falls, U.S.A.

La cittadina di Paradise Falls esiste solo tra le pagine dei libri di Don Robertson e da 4 anni è il posto dove io medito. Se penso alle altre persone, non quelle a me più vicine, ma a quasi tutte quelle che conosco e che, a causa della pandemia, non posso vedere, se penso al volersi bene e alla bellezza dei piccoli gesti (quelli che non posso ancora fare) il luogo adatto per rivolgermi a loro e meditarci su è un libro di Robertson. Un libro di quelli ambientati a Paradise Falls. Ed è qui che “succede” tutta la vita, senza limiti. Letteralmente. Viene pure in mente che le Grandi Amicizie sanno aspettare. Comunque:

 Robertson ha fatto quella che si può chiamare: LA SUMMA. Ci sono entrato: vediamo che ne esce fuori?



Ho ancora pochi libri di Robertson, ma so già che ne prenderò tanti e ci sarà una “ala Don” nella mia libreria volante, la mia “Libreria Che Non Tocca Terra”.

Paradise Falls non esiste, ma è in Ohio e l’Ohio, mi dicono, esiste. Quindi immaginiamoci un paese, un posto con poca gente parecchio bianca, molto diverso da città come Springfield o Cleveland. Grandi pianure. Grandi strade. Tutti gli incroci possibili. A Paradise Falls NO. Più BASICO, Più SEMPLICE, Più TABULA RASA: possiamo assistere alla sua fondazione: colline, boschi e il fiume Paradise. Un piccolo Eden. Robertson ci fa fare un magnifico viaggio nel tempo. A seconda del libro che scegliamo di leggere, potremo immedesimarci nella vita americana dell’Ottocento o del Novecento. Ci ho impiegato molto a leggere Robertson, e col tempo vorrei parlare di ciascun libro (perché secondo me ognuno merita tempo e spazio, e per ciascuno vorrei poter condividere una buona parte delle emozioni e delle riflessioni che mi hanno suscitato). Ho scelto di cominciare da un libro che in America è uscito nel 1974 e che non è il primo, cronologicamente parlando, a essere ambientato a Paradise Falls. Scopriremo che Paradise Falls non è solo un luogo letterario, ma molto, molto di più: è un simbolo ed è una caratteristica speciale di questo scrittore molto amato negli USA.

E tra poco molto amato anche in Italia, grazie a Nicola Manuppelli, che lo traduce.

La bellezza della normalità

 Il titolo è L’ultima stagione, in Italia dal 2017 grazie a Nutrimenti. Uno dei libri più ricchi che io abbia letto finora. I protagonisti sono Mr. Amberson e sua moglie Anne.

Nella postfazione di Nicola Manuppelli leggo che Robertson (da qui in poi: Don) raccontava la bellezza della normalità (titolo originale: Praise the Human Season).

Ed era vero. Forse non posso parlare  genericamente di Don, perché ha fatto tante cose in carriera e io ho letto 4-5 libri suoi. Ma le conversazione con colui che ha il merito di aver portato Don tra i lettori italiani, Manuppelli, mi fanno sentire nel mondo Don, con tutte le scarpe, con tutta la testa. E parla di normalità.

Non mi sarebbe stata necessaria per forza una pandemia per desiderare un po’ di storie “normali” ambientate in un altro tempo. E’ da un po’ che approfitto della lettura per ripararmi dal Presente. E’ il periodo dei libri lunghi e delle Serie TV (ri-pe-ti-ti-ve). Robertson è stato l’incontro perfetto. E’ arrivato al momento giusto.

Il libro di cui parlo oggi,  L’Ultima Stagione, l’ho letto nel 2017, mentre scrivo penso di comprare l’ultimo volume arrivato:  “La somma e il totale di questo preciso momento”

https://www.mondadoristore.it/somma-totale-questo-preciso-DON-ROBERTSON/eai978886594859/?referrer=cpaittrd211011&utm_source=tradedoubler&utm_medium=affiliation&utm_campaign=cpa&affId=3048442

 

 Il 1971 è l’anno dell’azione, e nel romanzo ci sono numerosi salti all’indietro - cadenzati con ritmo attento, e quindi piacevoli. Perfetto! Come anche un altro particolare: ci sono nugoli di personaggi – persone normali ma capaci di tutto (o forse capaci di tutto PERCHE’ normali) e tante situazioni normali piuttosto varie (dal cambiare una ruota al bisticcio con la nuora)che aiutano a sentirsi bene dentro alla novella. Ha qualcosa del Decamerone, perchè è una storia fatta di storie- ma senza la claustrofobia.

Tutti e tutte le cose sono rappresentati per la loro Bellezza naturale. Quello che si legge in postfazione è proprio vero. E ti chiedi: davvero tutta ‘sta normalità è così bella? Speciale? Lo devo proprio prendere questo libro?

Mah, io posso solo dire che quella normalità è amata, e che Don la scrive come per dirci che lui voleva bene alle persone che gli hanno ispirato personaggi e scene, e

che voleva  scrivere qualcosa di semplicemente umano.

Che quando qualcuno può essere amato diventa speciale, e a vedere i suoi personaggi TUTTI POSSONO ESSERE AMATI.  E’ l’intento che io sento nelle pagine di Don! Questo libro me lo ha rivelato per primo, poi, gli altri di Don che ho letto finora me lo hanno confermato.

Questi volumi sono Paradise Falls, in ordine cronologico


La vita finisce: viva la Vita!

Dura parlare di finitezza eh? Sì, lo so (pure per me è dura, probabilmente non mi diverto, ma mi sento bene a farlo).

L’ultima Stagione ha la finitezza in filigrana ogni pagina, ma la fa vivere anche da personaggi giovani, e più sono giovani più sono divertenti (le scene con Sherry la pazzoide sonno molto comiche). Qualcosa che da slancio per alcuni, e che è un freno per altri. E tutto si lega, ma non si spiega: "Più vivi e meno ne capisci".

Ricordo bene un passaggio in “Il Principe della Nebbia” di Ruiz Zafon su questo argomento: “la vita si divide in 3 periodi. Nel primo non si pensa nemmeno che si invecchierà […] ne che dal giorno in cui nasciamo camminiamo verso un'unica fine. Nel secondo periodo ci si rende conto della fragilità della propria esistenza, e quella che all’inizio è una semplice inquietudine va crescendo come un mare di dubbi e incertezze che ti accompagnano per il resto dei giorni. Il terzo …” sono nel secondo periodo.

Era solo un romanzetto horror, il primo passo di una carriera notevole, e, pure se rivolto ai ragazzi, faceva prendere atto della fragilità e della finitezza. Visto il successivo favore di pubblico spettato a Zafon, a maggiore ragione il tema non deve essere tabù; in questo libro di Don è molto più marcato.

[Un altro tema che ho trovato è la ricerca di un senso generale della vita, e dentro a questo un desiderio di “mettere a posto le cose”, dove le “cose” non sono l’auto dei nonni mummificata in garage o l’anta dell’armadio… E il senso generale che intendo è a la Robinson, è un senso concreto fatto di relazioni coerenti, fatto di pezzi di vita che stanno insieme tra loro (esempi: ho vissuto bene con chi amo, se amo o no veramente qualcuno, i conti con il mio lavoro danno un bilancio soddisfacente?).]

AL MOMENTO è IL MIO ROMANZO PREFERITO TRA QUELLI DEGLI ULTIMI 10 ANNI.